Philippe Noiret, il Perozzi

“A quest’ora il Perozzi finisce il suo lavoro di capo cronista, ed esce dal giornale per andare a casa. Ah, il Perozzi sono io. Son talmente abituato a sentirmi chiamare “Il Perozzi” dai colleghi, e soprattutto dagli amici, che quasi ho dimenticato che mi chiamo anche Giorgio.

Siamo di fronte ad un altra colonna portante del quintetto. Non a caso il primo film della trilogia si apre proprio col giornalista che dopo aver passato la nottata al giornale si reca al bar per la colazione mattutina.

Tale e tanto è il suo carisma, che, nonostante la morte per infarto nell’atto primo, gli autori decidono di farlo rivivere con un espediente narrativo: buona parte dell’atto secondo è imperniato sul ricordo delle sue gesta.

Zingaro fino alla morte, dunque, anche nel momento dell’estrema unzione, trova l’energia e la volontà di sfottere con una supercazzola il prete giunto al suo capezzale. Perozzi è l’unico, assieme al Mascetti, a scherzare con l’arte oratoria della supercazzola.

Il problema più grosso del Perozzi è il rapporto con la famiglia. La moglie Laura è persona fin troppo seria e posata. In pratica l’esatto opposto del Perozzi che scerza ad ogni ora del giorno e della notte. La convivenza si fa di giorno in giorno più impossibile finchè il giornalista inizia a frequentare la moglie del fornaio (Sor Antonio).

La moglie che più volte aveva sospettato dei tradimenti del marito, con un giro di telefonate lo coglie in flagrante e decide di abbandonarlo lasciandogli, però, il pesante fardello del figlio Luciano (il cui carattere è una fotocopia di quello della madre). La vita del Perozzi diviene impossibile col figlio al seguito e cerca di sbolognarlo al conte Mascetti, ovviamente, salvo poi vederselo restituire nel giro di pochi giorni. Da lì l’unico modo è quello di riconciliarsi con la moglie, ci riuscirà, ma durerà poco..

Philippe Noiret (Lilla, 1° Ottobre 1930 – Parigi, 23 Novembre 2006)

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